IL FISCO MISURA LE SPESE DI RAPPRESENTANZA

 

 

Viaggi e trasferte deducibili se inerenti e nei limiti della congruità

 

La nuova disciplina nasce con l’intento di modificare e razionalizzare la materia, anche alla luce della soppressione del Comitato Consuntivo per l’applicazione delle norme antielusive che, su istanza del contribuente, si occupava di fornire pareri in merito alla distinzione tra spese di rappresentanza e spese di pubblicità e propaganda.

 

Le vecchia disciplina delle spese di rappresentanza prevedeva che fossero ammesse in deduzione, nella misura di un terzo del loro ammontare e dedotte per quote costanti nell’esercizio di sostenimento e nei quattro successivi. La principale difficoltà era rappresentata dai dubbi interpretativi che sorgevano con riferimento alla quantificazione delle spese sostenute, quali spese di rappresentanza, piuttosto che spese di pubblicità e propaganda interamente deducibili.

 

Nuova classificazione

Il nuovo articolo 108 del Tuir prevede che le spese di rappresentanza siano deducibili nel periodo di imposta di sostenimento, se rispondenti ai requisiti di inerenza e di deducibilità stabiliti con decreto dell’Economia e delle Finanze, anche in funzione della natura e della destinazione delle stesse, dal volume dei ricavi della attività caratteristica dell’impresa.

L’importo massimo deducibile si ottiene applicando alle voci A1) e A5) dello schema del conto economico previsto dall’art. 2425 del c.c. le seguenti percentuali:

·        nel limite del 1,3% fino a 10 milioni di euro di ricavi/proventi della gestione caratteristica;

·        nel limite dello 0,5% per la parte eccedente i 10 milioni di euro fino a 50 milioni di euro di ricavi/proventi della gestione caratteristica;

·        nel limite dello 0,1% per la parte eccedente i 50 milioni di euro di ricavi/proventi della gestione caratteristica.

La parte eccedente tali limiti percentuali va considerata interamente indeducibile.

Nessuna novità invece per l’Iva, che rimarrà indetraibile sulle spese di rappresentanza.

 

Principio di inerenza

Dal 2008 le spese di rappresentanza non sono più deducibili al 33% in 5 anni (al 6,60%), ma riducono il reddito complessivo, se rispettano specifici requisiti di “inerenza” e “congruità”.

Per quanto riguarda l’inerenza:

si tratta di cinque categorie di spese:

1)      spese per viaggi turistici finalizzati al concreto svolgimento di significative attività promozionali dei beni o servizi dell’impresa;

2)      spese per feste ed eventi in occasione di ricorrenze aziendali o di festività nazionali o religiose;

3)      spese per feste, ricevimenti ed eventi in occasione dell’inaugurazione di nuove sedi, uffici o stabilimenti dell’impresa;

4)      spese per feste ed eventi in occasione di mostre, fiere ed altri eventi simili in cui sono esposti i beni o i servizi prodotti dall’impresa;

5)      ogni altra spese per beni e servizi distribuiti o erogati gratuitamente, compresi i contributi per convegni, sempre che venga rispettato il requisito dell’inerenza (esempio i fornitori).

In relazione a queste ipotesi, non sono specificati i destinatari delle spese.

Le spese che rientrano in questa classificazione sono deducibili secondo il requisito della congruità:

 

Spese per ospitalità

Il legislatore ha voluto dare certezza di trattamento alle “spese di ospitalità”, oggetto in passato di numerosi interventi dell’amministrazione finanziaria e del Comitato Consuntivo. Pertanto le spese di vitto e alloggio, sostenute per ospitare clienti, anche potenziali, in occasione di mostre, fiere, esposizione o eventi simili e da visite alla sede, agli stabilimenti o unità produttive dell’impresa, pur essendo erogazioni gratuite al pari di quelle esplicitamente ricompresse tra le “spese di rappresentanza”, non devono essere qualificate come spese di rappresentanza e dunque non sono soggette al rispetto dei test di congruità, ma deducibili integralmente.

Il decreto prevede che non costituiscono spese di rappresentanza, e pertanto non soggiacciono ai limiti di congruità:

·        spese per vitto e alloggio sostenute per ospitare clienti, anche potenziali in occasione di mostre, fiere, esposizioni ed eventi simili in cui sono esposti i beni e i servizi prodotti dall’impresa o in occasione di visite a sedi, stabilimenti o unità produttive dell’impresa.

·        spese di viaggio, vitto e alloggio sostenute direttamente dall’imprenditore individuale in occasione di trasferte effettuate per la partecipazione a mostre, fiere ed eventi simili in cui sono esposti i beni e i servizi prodotti dall’impresa o attinenti all’attività caratteristica della stessa.

·        Per le imprese la cui attività caratteristica è quella dell’organizzazione di fiere e simili non costituiscono spese di rappresentanza le spese di viaggio, vitto e alloggio sostenute per ospitare clienti, anche potenziali, nell’ambito di iniziative finalizzate alla promozione di specifiche manifestazioni espositive.

 

Le ultime novità

L’Agenzia delle Entrate, con circolare n. 6 del 3 marzo 2009, fornisce alcune risposte a domande formulate dai contribuenti in materia di trattamento fiscale delle spese relative a prestazioni alberghiere e di somministrazione di alimenti e bevande.

Le principali novità sono le seguenti:

• nel caso in cui la prestazione sia certificata con ricevuta o scontrino è indeducibile dalle imposte sui redditi l’ammontare dell’Iva, per cui tale somma, che ovviamente non è detraibile non risultando da fattura, secondo l’Agenzia non è neppure deducibile dal punto di vista delle imposte sui redditi. Si riteneva in dottrina che l’importo non detratto potesse comunque essere dedotto dal reddito di impresa o di lavoro autonomo, trattandosi di un onere inerente, in quanto scaturito da una valutazione di convenienza economica, ma la circolare n. 6/E esclude invece che questo sia possibile, il che obbligherà i contribuenti a estrapolare dai valori contabili la quota corrispondente all’imposta sul valore aggiunto, la quale dovrà formare oggetto di recupero a tassazione nel modello Unico;

• nel caso di prestazione fruita da un soggetto diverso dal committente, la fattura deve essere intestata soltanto a quest’ultimo, mentre il nome del beneficiario, spesso corrispondente al lavoratore dipendente o collaboratore in trasferta, va indicato nel corpo della fattura o in una nota allegata;

• nel caso di trasferte fuori del territorio comunale effettuate da amministratori (non professionisti), le spese di vitto e alloggio sono integralmente deducibili senza applicare la limitazione della deduzione al 75%;

• nel caso di trasferte fuori del territorio comunale effettuate da parte di soci di una società di persone, si applica la limitazione della deduzione al 75%;

• nel caso di trasferte nell’ambito del territorio comunale effettuate da parte di dipendenti o collaboratori si applica la limitazione della deduzione al 75%.

Vengono poi chiarite le regole per la gestione delle mense aziendali: a prescindere dalla modalità (gestione diretta o affidata a terzi), non opera la limitazione del 75%, rimanendo il costo sostenuto dall’impresa totalmente deducibile; lo stesso vale sia nel caso di stipula di convenzione con un esercizio pubblico, per la fornitura del servizio di mensa esterna, sia nel caso di acquisto dei ticket restaurant, che rappresentano un servizio sostitutivo di mensa.

 

Approfondimento

Per un maggior approfondimento, accedendo alla sezione

è possibile scaricare l’approfondimento.

 

 

16/03/2009

 

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